Gli studenti riscoprono Mirafiori – La Repubblica, 08.11.08

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La Repubblica, 8 novembre 2008

Gli universitari davanti ai cancelli della fabbrica torinese. Incontro con gli operai. Solo i più anziani si fermano a parlare, i giovani scivolano muti sotto la pioggia.

Gli studenti riscoprono Mirafiori "Non si vedevano da trent’anni"

di Curzio Maltese

TORINO – "Guarda, gli studenti! Trent’anni che non ne vedevo uno
ai cancelli di Mirafiori. Dove siete stati, ragazzi?". Patrizia,
operaia al reparto cambi, esce dal turno del mattino e va incontro al
drappello di studenti col megafono come andasse incontro ai suoi
vent’anni. È passata tanta storia davanti al cancello 20 di Mirafiori
ed è trascorsa la sua vita. "Cinquantaquattro anni, trentaquattro in
Fiat. Questo, se Dio vuole, è l’ultimo". Sono tanti gli operai a
fermarsi, con sorpresa, al volantinaggio degli universitari torinesi.
Ma sono soltanto gli anziani. I giovani, un centinaio, si stringono nei
giubbotti e scivolano muti sotto la pioggia, verso il tram, casa,
letto.

Da lontano sembrava una scena d’altri tempi. Il fiorire di ombrelli
all’uscita del turno, gli studenti col megafono, il solito cielo
livido, l’eterno odore di ferrovia, le facce stanche e quelle
incazzate. Da vicino si capisce che sono passati trent’anni e una
rivoluzione, anche se non quella immaginata. Allora gli studenti e gli
operai appartenevano a mondi lontani, ma si parlavano. Gli studenti
erano travestiti da rivoluzionari, però figli di borghesi, con accento
del nord. Gli operai erano vestiti normale, parlavano dialetto
meridionale fra di loro, venivano da altre storie, altri luoghi, altre
famiglie. Due popoli.
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Gli studenti ci riprovano con gli operai – La Stampa, 07.11.08

November 7th, 2008 Comments off

La Stampa, 7 novembre 2008

Gli studenti ci riprovano con gli operai. Volantini ai cancelli di
Mirafiori ”Faremo documenti comuni” Con la crisi rinasce un
mito del ’68

di Andrea Rossi

TORINO – Abbiamo
appena strappato un fondo sanitario integrativo. Io sono delegato
sindacale: voglio leggere le carte, voglio capire, per poi spiegarlo
per bene agli altri. Ma sono un operaio. Non ho studiato, ci vorrebbe
un aiuto». Gianni Iannetti, 43 anni, delegato sindacale; il
«consulente» si chiama Enrico e studia Medicina all’Università. Si
parla di sanità. Gianni chiede; Enrico si prende un attimo e risponde.

No,
non sembra davvero il ’68, la lotta studentesca che si salda al
movimento operaio in nome di un’ideologia. Questo gruppo che si raduna
sotto la pioggia somiglia più all’incontro di grumi di malessere, dove
il comune denominatore si porta appresso parole come crisi, recessione,
tagli, incertezza.

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Aljosha va in fabbrica – Corriere della Sera, 31.10.08

October 31st, 2008 Comments off

Corriere della Sera, 31 ottobre 2008 

Aljosha va in fabbrica «Operai, aiutiamoci»

di Marco Imarisio

Quando se lo è trovato di fronte, l’ anziano operaio non ha nascosto la sua sorpresa. «Era da un pò di tempo che non vi vedevo». Circa trent’ anni, a essere precisi. Il ruolo del messaggero che diffonde il verbo degli studenti non poteva che toccare ad Aljosha Stramazzo. La madre amava Dostoevskij, da qui il nome di un fratello Karamazov e l’ inevitabile soprannome, «il russo». Barba lunga e occhialini, iscritto di lungo corso a Scienze politiche, impiego al call center della Toro assicurazioni. Figlio di operai Fiat, cresciuto nel culto di Mirafiori. Curriculum impeccabile. Alla testa di un gruppo di evangelisti muniti di volantini, Aljosha si è incamminato verso la Fabbrica. Il primo contatto tra le due specie risale a quattro giorni fa. Un addetto del reparto presse è entrato nella facoltà occupata guardandoli come bestie rare. «Mia figlia sta con voi, volevo capire come siete fatti». Tra i 50.000 che ieri hanno manifestato a Torino c’ era qualche nuovo adepto in tuta blu. «Avanguardie operaie» ride Aljosha. Il «russo» non ha dubbi, la storia è destinata a ripetersi. «Ci sono le condizioni. Noi e loro, destinati a pagare questa crisi. Unire i rispettivi disagi è naturale». Torino ha cominciato, noblesse operaia oblige. Ma non sarà l’ unica. Il corteggiamento da parte degli studenti non è dettato da corsi e ricorsi storici ma dalla necessità. «La partita comincia domani» dice Aljosha. Passata la grande mobilitazione, la ricerca di altre sponde e di un disegno più generale è fondamentale per una protesta dalle caratteristiche settoriali. Certo, bisogna mandare avanti gente giusta, sensibile al fascino della classe operaia. «All’ uscita del primo turno avevano facce stanche. Eppure si sono fermati a parlare con noi. Mi sono commosso». Con Aljosha pare non ci sia problema. Questione di curriculum, e di cromosomi.

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Volantinaggio davanti a Mirafiori – La Repubblica, 30.10.08

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La Repubblica, 30 ottobre 2008

Volantinaggio davanti a Mirafiori e gli operai si uniscono alla protesta

di Ottavia Giustetti

Anche gli operai di Mirafiori saranno oggi in corteo per la manifestazione contro il decreto Gelmini in difesa della scuola. è una alleanza che ci riporta al passato quella che si sta stringendo in questi giorni a Torino tra il movimento studentesco e i dipendenti delle carrozzerie Fiat della Fiom. Ieri mattina un gruppo di ragazzi della protesta di Palazzo Nuovo hanno accolto l’ invito degli operai e sono andati a volantinare davanti al cancello 2 di corso Tazzoli. «Non pagheremo la loro crisi né noi né voi, riprendiamoci il nostro futuro e quello dei nostri figli, mobilitiamoci insieme!». Queste le parole stampate e distribuite al cambio turno dagli universitari torinesi dell’ assemblea No Gelmini che raccontano: «La nostra iniziativa è stata molto ben accolta, gli operai ci hanno detto che erano trent’ anni che non vedevano studenti davanti alla Fiat. Uno di loro ci ha abbracciati e altri ci hanno detto di avere figli che manifestano e che sono con noi». E la Fiom provinciale spiega che c’ è molta attenzione tra gli operai per quel che sta accadendo nel mondo di scuola e università e che il sindacato è vicino agli studenti tanto che sarà presente al presidio di questa mattina con dei rappresentanti dei lavoratori Fiat. Il confronto si è aperto la scorsa settimana in occasione di una assemblea serale a Palazzo Nuovo alla quale partecipavano oltre agli studenti anche professori, genitori, dipendenti amministrativi dell’ Università. Tra i vari interventi anche quello di un operaio delle Carrozzerie Fiat, appunto, che chiedeva chiarimenti sui temi della protesta e offriva la collaborazione propria e di alcuni colleghi per l’ attività di volantinaggio fuori dalla fabbrica. I ragazzi hanno preso contatti e concordato un momento di incontro proprio per ieri mattina quando in una ventina si sono presentati i corso Tazzoli con la mazzetta di volantini. E "l’ alleanza" non finisce con oggi, la prossima settimana l’ appuntamento è al cancello 20.

 

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Studenti in mezzo agli operai – Adnkronos, 29.10.08

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Adnkronos, 29 ottobre 2008

UNIVERSITA’: STUDENTI TORINESI IN MEZZO AGLI OPERAI, VOLANTINAGGIO DAVANTI A MIRAFIORI

TORINO – "Non pagheremo la loro crisi ne’ noi ne’ voi, riprendiamoci il nostro futuro e quello dei nostri figli, mobilitiamoci insieme!". Queste le parole d’ordine del volantino distribuito oggi al cambio turno dagli studenti universitari torinesi dell’Assemblea No Gelmini agli operai davanti alla porta 2 della Fiat Mirafiori. "La nostra iniziativa -raccontano gli studenti- e’ stata molto ben accolta, gli operai ci hanno detto che erano 30 anni che non vedevano studenti davanti alla Fiat. Uno di loro ci ha abbracciati e altri ci hanno detto di avere figli che manifestano e che sono con noi".
Oggi davanti a Mirafiori erano circa una ventina i giovani che volantinavano per portare la protesta contro la riforma del sistema scolastico e universitario in mezzo alla gente. Fra le prossime iniziative quella di ripetere il volantinaggio la prossima settimana davanti alla porta 20 di Mirafiori e di andare anche a Porta Palazzo dove distribuire il volantino tradotto in diverse lingue. "Abbiamo proposto alle Rsu -raccontano ancora gli studenti- di costruire un percorso per fare in modo che studenti e operai si incontrino per verificare le cose da fare perche’ e’ essenziale che le nostre voci si uniscono in una protesta unica".

 

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