Aljosha va in fabbrica – Corriere della Sera, 31.10.08
Corriere della Sera, 31 ottobre 2008
Aljosha va in fabbrica «Operai, aiutiamoci»
di Marco Imarisio
Quando se lo è trovato di fronte, l’ anziano operaio non ha nascosto la sua sorpresa. «Era da un pò di tempo che non vi vedevo». Circa trent’ anni, a essere precisi. Il ruolo del messaggero che diffonde il verbo degli studenti non poteva che toccare ad Aljosha Stramazzo. La madre amava Dostoevskij, da qui il nome di un fratello Karamazov e l’ inevitabile soprannome, «il russo». Barba lunga e occhialini, iscritto di lungo corso a Scienze politiche, impiego al call center della Toro assicurazioni. Figlio di operai Fiat, cresciuto nel culto di Mirafiori. Curriculum impeccabile. Alla testa di un gruppo di evangelisti muniti di volantini, Aljosha si è incamminato verso la Fabbrica. Il primo contatto tra le due specie risale a quattro giorni fa. Un addetto del reparto presse è entrato nella facoltà occupata guardandoli come bestie rare. «Mia figlia sta con voi, volevo capire come siete fatti». Tra i 50.000 che ieri hanno manifestato a Torino c’ era qualche nuovo adepto in tuta blu. «Avanguardie operaie» ride Aljosha. Il «russo» non ha dubbi, la storia è destinata a ripetersi. «Ci sono le condizioni. Noi e loro, destinati a pagare questa crisi. Unire i rispettivi disagi è naturale». Torino ha cominciato, noblesse operaia oblige. Ma non sarà l’ unica. Il corteggiamento da parte degli studenti non è dettato da corsi e ricorsi storici ma dalla necessità. «La partita comincia domani» dice Aljosha. Passata la grande mobilitazione, la ricerca di altre sponde e di un disegno più generale è fondamentale per una protesta dalle caratteristiche settoriali. Certo, bisogna mandare avanti gente giusta, sensibile al fascino della classe operaia. «All’ uscita del primo turno avevano facce stanche. Eppure si sono fermati a parlare con noi. Mi sono commosso». Con Aljosha pare non ci sia problema. Questione di curriculum, e di cromosomi.