Una lunga giornata di controinformazione e di lotta contro la crisi
In solidarietà con lo sciopero generale di metalmeccanici e pubblico impiego, che ha visto la grande manifestazione di Roma con più di 500mila partecipanti, la Rete di Resistenza alla Crisi di Torino aveva organizzato per il 13 febbraio una giornata di piazza a Torino, dove dare appuntamento a tutti e tutte coloro che a Roma non erano potuti andare. Composta da realtà di lotta e soggettività sociali molto varie (dagli operai della Fiat e dell’ex Thyssen, agli operatori dei call center Comdata e Telegate, ai dipendenti delle cooperative che gestiscono i servizi delle biblioteche dell’università, ai precari della scuola e della ricerca e del pubblico impiego, ai rifugiati e chiedenti asilo di Via Bologna e Corso Peschiera, agli studenti e studentesse dell’Onda anomala, i comitati antirazzisti ecc.), la Rete aveva dato appuntamento nella centrale Piazza Castello per un presidio e un’assemblea di piazza. Un’occasione per manifestare la nostra vicinanza a chi scioperava e sfilava in piazza a Roma, ma anche per conoscersi, scambiare esperienze e soprattutto individuare nella resistenza alla crisi e alle politiche del governo Berlusconi e di Confindustria il filo conduttore di tutte le lotte specifiche che portiamo avanti nei nostri luoghi di lavoro, nei quartieri, nelle scuole e nelle università. In circa 200 persone hanno partecipato al presidio e alla assemblea andata avanti per circa 3 ore.
Nel pomeriggio il presidio si è poi spostato di poche centinaia di metri, con un’incursione a sorpresa in una filiale dell’agenzia interinale “Obiettivo lavoro”, creata da LegaCoop, insieme a Cisl, Uil e Compagnia delle Opere (associazione imprendioriale legata a Comunione e Liberazione). Srotolando uno striscione di fronte all’entrata che recitava “Noi la crisi non la paghiamo”, diffondendo volantini e parlando con i precari e le precarie – soprattutto migranti – all’interno della sede abbiamo voluto denunciare uno degli assi portanti delle strategie anticrisi di padroni e istituzioni: la precarietà e il ricatto del lavoro interinale, che oggi ci unifica tutti/e, operai espulsi dal ciclo produttivo, giovani precari, migranti alla disperata ricerca di un lavoro, di una casa, di un permesso di soggiorno.
Mentre molti dei ragazzi e delle ragazze che entravano nell’agenzia solidarizzavano con noi manifestanti e si fermavano a parlare, raccontandoci storie tante storie di sfruttamento, non sono mancate le solite provocazioni della polizia, che alla fine dell’occupazione, durata quasi due ore, ha fermato e identificato due studenti. Un gesto chiaramente intimidatorio, che ovviamente non ha dato risultati. Noi non ci fermiamo, è solo l’inizio…
NON PAGHEREMO LA LORO CRISI!
Rete di Resistenza alla Crisi – Torino