NOI LA CRISI NON LA VOGLIAMO PAGARE!
Sono sotto gli occhi di tutti le pesanti conseguenze della crisi economico-finanziaria in atto: mentre il mondo industriale e bancario, lo stesso che ha provocato questa crisi, impone sussidi, sgravi, mano libera su licenziamenti e flessibilità per mantenere ed accrescere i propri profitti, sulle spalle di lavoratori/trici, precari/e, studenti/esse, migranti si abbattono disoccupazione, precarietà lavorativa e di vita, emarginazione sociale.
Lavoro: migliaia di licenziamenti e di ore di cassa-integrazione, migliaia di contratti a termine non rinnovati nell’industria e nei servizi.
L’accordo firmato da CISL, UIL e UGL per la "riforma" del modello contrattuale accoglie tutti i desideri di sempre di Confindustria, riducendo il contratto nazionale ad un involucro vuoto che non potrà servire a recuperare reddito e salario, smantellando i diritti collettivi, a cominciare dal diritto di sciopero che non viene più considerato un diritto di ogni lavoratore, ma un privilegio riservato ai sindacati "buoni". Una condizione di supersfruttamento e precarietà che produrrà inevitabilmente conseguenze drammatiche anche in materia di sicurezza sul lavoro, con un prevedibile aumento dei morti e degli incidenti.
Reddito: aumento del carovita, sussidi insufficienti per i/le disoccupati/e, tagli ai servizi sociali, privatizzazione di beni primari, come l’acqua.
Scuola/università: tagli che di fatto smantellano il sistema pubblico della scuola e dell’università lasciando la possibilità di trasformazione in fondazioni private con gravi conseguenze sulla ricerca, sulla didattica, sulla produzione di saperi critici e sui servizi offerti. Gravi saranno le conseguenze occupazionali sia per i docenti e gli insegnanti, sia per ricercatori e personale tecnico amministrativo (laboratori, biblioteche, ecc.).
Immigrazione: lavoro nero, precario e sottopagato, negazione di diritti elementari come casa e residenza, criminalizzazione con le nuove norme del pacchetto sicurezza che istituisce il reato di immigrazione clandestina, introduce la possibilità di denuncia, da parte del personale medico, dei migranti "irregolari" che chiedono assistenza sanitaria, e infine legalizza la costituzione delle "ronde" razziste.
Questo è il prezzo della crisi, una crisi che, però, ha aperto anche uno spazio di discussione e di iniziativa pubblica fra settori sociali da troppo tempo volutamente tenuti divisi: la Rete di Resistenza alla crisi.
Per questo, in occasione dello sciopero dei lavoratori e lavoratrici metalmeccanici e del pubblico impiego, a cui va la nostra solidarietà, come realtà di lotta del mondo del lavoro, della Scuola e dell’università, dei migranti, abbiamo deciso di scendere in piazza per dare voce a tutti/e coloro che pagano una crisi causata da altri, e che questa crisi non vogliono pagare.
Venerdì 13 febbraio – dalle ore 11 –
presidio con assemblea di piazza
Piazza Castello angolo via Garibaldi
Rete di Resistenza alla crisi
nonpagheremo@gmail.com
UN’ALTRO APPUNTAMENTO PER IL 13 FEBBRAIO, MA ALLE 8.30:
I precari della ricerca medica dell’Università di Torino hanno organizzato un presidio con volantinaggio di fronte all’entrata principale delle Molinette dalle 8:30, per denunciare la loro condizione contrattuale, difendere la ricerca pubblica e promuovere la raccolta firme per chiedere ancora una volta l’apertura di una trattativa con l’Amministrazione dell’Ateneo. Seguirà un’assemblea alle 10:30 in aula sindacale del padiglione giallo Molinette.